Viaggio oltre i cancelli dell’inferno
“Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni”
(Albert Einstein 1879-1955)
All’udire la parola vivisezione la prima reazione è quella di volerne distogliere subito il pensiero, magari chiedendo al proprio interlocutore di cambiare immediatamente argomento a causa di una propria personale ipersensibilità nei confronti degli esseri viventi e di ogni forma di tortura che li vede vittime indifese.
La vivisezione è sinonimo di sperimentazione animale sia che essi vengano sezionati o meno. Ogni forma di sperimentazione sugli animali origina sofferenze sia fisiche che psichiche al soggetto. Ogni anno centinaia di milioni di animali vengono uccisi durante questa brutale pratica. In qualsiasi campo della ricerca medico-scientifica utilizza questa tecnica, sebbene i risultati che si ottengono sono sbagliati o fuorvianti. Fisiologia, patologia, genetica, farmacologia, tossicologia, chirurgia, psicologia, sono soltanto i principali campi in cui si compiono esperimenti di vivisezione. Ad esempio nel campo della psicologia si condizionano gli animali a comportarsi in una certa maniera sottoponendoli a ripetute scariche elettriche attraverso il pavimento della gabbia. Sugli animali vengono anche testati pesticidi, cosmetici, armi chimiche, ossia sostanze che non servono al progresso scientifico.
La sofferenza inoltre comincia prima dell’esperimento, quando si sottraggono gli animali dal loro ambiente naturale. Quelli invece nati negli allevamenti subiscono dal primo giorno di vita le condizioni innaturali della stabulazione, ossia della permanenza nelle gabbie. La vita di questi animali è scandita dai ritmi imposti dai ricercatori. Hanno spazi ristretti, solitamente non possono socializzare e per questo motivo vengono isolati dai loro simili, mangiano quando e come vogliono i ricercatori, spesso restano in stanze perennemente illuminate artificialmente e non vedono mai la luce del sole.
L’inizio dell’esperimento porta spesso gli animali ad un lungo calvario che termina con la morte. Nessuna specie viene risparmiata: topi, ratti, conigli, uccelli, pesci, ma anche cani, gatti, scimmie, bovini e cavalli. Secondo i dati ufficiali in Italia ogni anno vengono vivisezionati più di 1.000.000 di animali, in Gran Bretagna circa 3.000.000, negli USA 20.000.000, nel mondo 300.000.000/400.000.000. Si compiono esperimenti nelle Università, negli ospedali, in Istituti di ricerca pubblici e privati (ad esempio associazioni per la ricerca delle più svariate malattie), nelle industrie di ogni genere. Tutti i prodotti, prima di essere commercializzati devono, per legge, essere testati sugli animali: farmaci, cosmetici, pesticidi, ma anche olio per i motori delle macchine, additivi alimentari, prodotti per l’igiene della casa, inquinanti ambientali, alcol e tabacco e molti altri. E’ sufficiente questa osservazione per capire l’entità di questa realtà infernale.
Le modalità con cui vengono compiuti gli esperimenti sono le più svariate: gli animali sono avvelenati, ustionati, accecati, shockati, affamati, mutilati, congelati, decerebrati, schiacciati, sottoposti a ripetute scariche elettriche attraverso elettrodi conficcati nel cervello e infettati con qualsiasi tipo di virus o batterio, anche quelli che non colpiscono gli animali, come il Treponema Pallidum per la sifilide o l’HIV per l’AIDS. Per non disturbare i ricercatori a volte gli animali sono stati persino devocalizzati, ossia gli sono state tolte le corde vocali in modo da impedirgli di urlare. Comunque, secondo i dati britannici, che sono gli unici al mondo ad essere piuttosto attendibili, nel 70% circa degli esperimenti, gli animali non vengono anestetizzati e nel 30% rimanente, solo ad una parte viene somministrato almeno qualche antidolorifico. Qualora fosse praticata, l’animale sottoposto soffrirebbe comunque per il dolore che si protrae normalmente ben oltre la fine dell’operazione. La totale negligenza nella pratica di un’anestesia corretta, che copra tutto il periodo di dolore, non ha nessuna motivazione se non quella economica: pur di non spendere soldi, o di non ‘perdere tempo’ per l’anestetico si lascia che l’animale, già sofferente per la condizione di prigionia e di privazione estrema conseguente al suo essere ‘animale da laboratorio’, soffra e agonizzi all’infinito. Non ha importanza, perché tanto è considerato solo un animale. Non ci sarà nessun avvocato a difenderlo. In qualunque modo l’animale venga trattato saranno in pochi a saperlo: il vivisettore stesso e forse, pochi altri colleghi, che in quanto tali, non avranno nulla da obiettare. Di tutti gli esperimenti condotti su questa vastissima popolazione di animali solo il 30% riguarda la medicina, mentre il 70% serve a testare prodotti cosmetici, detergenti, formule industriali (detersivi, saponi, inchiostri, ecc.) o belliche (gas tossici, radiazioni nucleari, armi batteriologiche, nuovi proiettili, ecc. ); infine, una piccola percentuale viene fatta a scopo didattico-dimostrativo nelle scuole.
A proposito dell’incertezza dei dati a disposizione e dell’enorme difficoltà nel reperirli la BUAV (British Union for the Abolition of Vivisection) afferma:
“E’ sconvolgente che così pochi paesi ritengano importante contare il numero di animali che soffrono nei loro laboratori. E’ impossibile avere un dibattito sul ruolo degli esperimenti sugli animali nel XXI secolo, quando il numero ufficiale degli animali coinvolti è così sottovalutato. Ciò significa che un’enorme quantità di sofferenza viene semplicemente ignorata, e gli sforzi volti a sostituire l’uso degli animali nella ricerca con tecniche più moderne viene ostacolato. La vivisezione è considerata uno dei più controversi campi di utilizzo degli animali, e’ giunto il momento che i governi di tutto il mondo portino alla luce la verità”.
A spingere i ricercatori ad utilizzare gli animali negli esperimenti di vivisezione è l’occasione giusta per fare carriera, attraverso resoconti e pubblicazioni di esperimenti che nei concorsi vengono notevolmente valutati. Di conseguenza queste pubblicazioni porteranno pubblicità e consentiranno ai ricercatori di avvalersi dei sussidi finanziari messi a disposizione dai vari Consigli Nazionali di Ricerca. Le ricerche sugli animali nelle Università oltre a rappresentare un guadagno economico, rappresentano anche una scuola di apprendimento di tecniche vivisettorie, dove lo studente, avviato a tale pratica, difficilmente cambierà metodologia e questo a discapito della vera scienza, che dovrebbe insegnare invece il rispetto per la vita “ Primum nihl nocere” (Ippocrate), senza l’utilizzo degli animali.
In medicina e in farmacologia non si è quindi fatta alcuna scoperta importante e di valore pratico ai fini della salute umana, dovuta alla vivisezione. Anzi, vi sono stati numerosi casi in cui la sperimentazione animale, ha portato poi a errori fatali sull’uomo, oltre che a ritardare le ricerche davvero scientifiche. Questo è avvenuto perché nessuna specie animale, compreso l’uomo, può costituire un modello sperimentale per nessun’altra specie, dato che tra le differenti specie esistono differenze sia fisiologiche che differenti tipi di reazioni sia alle sostanze chimiche che a quelle naturali. Gli animali sono così diversi dall’uomo che quello che si verifica nell’animale può essere simile, completamente diverso, totalmente opposto a quello che si verifica nell’uomo. Per cui quando si è fatto un esperimento sugli animali è necessario e indispensabile, ripeterlo sull’uomo.
La vivisezione diventa dunque un alibi per poter sperimentare nell’uomo senza nessun vincolo di natura burocratica e giuridica. Tanti farmaci ad esempio, sperimentati sugli animali e ritenuti innocui che ne era stata anche approvata la libera vendita senza preiscrizione medica, il risultato, dopo vari anni d’uso sull’uomo, fu quello di gravi malformazioni, cancri e decessi. Questo dimostra che gli effetti tossici e collaterali non appaiono durante i test preliminari sugli animali, ma solo dopo che il trattamento è stato usato sull’uomo per lungo tempo. Bisogna anche considerare che ogni singolo soggetto di ogni specie differisce nelle reazione, in base al proprio metabolismo, da ogni altro essere vivente della stessa specie. Ad esempio il cloroformio provoca epatomi in vari ceppi di topi femmina ma non nei topi maschi. Inoltre la sperimentazione su animali di forme di cancro artificialmente indotte, porta gli scienziati a studiare le cause di questi mali e a cercare di trovare una terapia efficace e specifica. Dai risultati fallimentari ottenuti si comprende che non vi è alcun parallelo o rassomiglianza tra le malattie che insorgono spontaneamente nell’uomo e nelle malattie indotte artificialmente in animali non malati. Questi risultati riferiti alla ricerca sul cancro sono già espressi da medici e ricercatori di fama internazionale. A lottare contro questo crimine c’è la LIMAV, Lega Internazionale Medici per l’abolizione della Vivisezione, il cui presidente è il Prof.re Giulio Tarro (primario nella divisione di virologia all’ospedale Cotugno di Napoli e presidente della Fondazione Beaumont-Bonelli per le ricerche sul cancro) che compie ricerche sul cancro senza ricorrere alla sperimentazione animale, ma sperimentando su cellule e colture di tessuti umani. Questa organizzazione, fondata a Zurigo nel 1987, si occupa di antivivisezione scientifica. Il suo scopo consiste nel miglioramento della salute pubblica attraverso l’abolizione di ogni esperimento su animali nei vari Paesi del mondo e attraverso ogni genere di iniziativa volta a migliorare esistenti condizioni ecologiche che possano causare danni alla salute umana ed alla vita animale e vegetale nel suo complesso. I medici LIMAV si occupano di organizzare e partecipare a conferenze, congressi, seminari, dibattiti, simposi; pubblicare testi redatti dai propri membri conformi con gli scopi dell’Organizzazione; favorire ricerche senza l’utilizzo, diretto o indiretto, di animali; instaurare contatti e collaborare con organismi pubblici o privati, nazionali o internazionali che condividano gli scopi dell’Organizzazione; instaurare contatti e collaborare con enti e istituzioni pubbliche, con i governi nazionali e locali nonché con organi e rappresentanti governativi. Questo movimento antivivisezionista, oltre ad essere composto da molti medici ed esperti, vi fanno parte anche comuni cittadini sensibilizzati e sostengono che con i metodi alternativi a quelli tradizionali che impiegano animali, metodi che già esistono da tempo e vengono in parte applicati, non solo è possibile risparmiare inenarrabili sofferenze a milioni di poveri animali ma anche e soprattutto avere la garanzia di un risultato molto più affidabile e realmente scientifico in quanto questi metodi utilizzano come modello di studio direttamente l’uomo e non più l’animale. Il vantaggio non è solo quello di avere risultati tangibili già definitivi, nel senso che non necessitano di successive estrapolazioni e correlazioni con altre specie, ma perché già questi risultati si riferiscono alla specie giusta: quella umana.
Per la ricerca biomedica di base i metodi alternativi si avvalgono di dati epidemiologici e statistici, colture in vitro di tessuti o di interi organi umani, dello studio diretto dei pazienti tramite i moderni strumenti di analisi non-invasivi, infine di autopsie e biopsie. Per i test di tossicità in campo cosmetico si lavora molto con le colture di cellule e di tessuti umani o modelli matematici computerizzati. Infine per la didattica esistono ormai centinaia di metodologie alternative già validate: modellini, manichini e simulatori meccanici computerizzati, film, video.
Questi procedimenti benché veramente scientifici e sicuramente promettenti, stentano a decollare a causa di un’insormontabile barriera burocratica che prevede un iter, per la loro validazione ai fini dell’applicabilità, molto lungo e oneroso. In primo luogo perché il metodo da validare venga ritenuto idoneo solo se riesce a fornire dati simili a quelli ottenuti, in passato e per le medesime sostanze, con la sperimentazione animale. Un criterio questo del tutto irrazionale e antiscientifico in quanto i risultati andrebbero semmai confrontati con quelli già noti sull’uomo: si parla di sostanze già sperimentate, quindi già in commercio e sulle quali sono pertanto già noti gli effetti sull’essere umano. Infine, e qui siamo al paradosso, i test su animali correntemente utilizzati, riconosciuti, ufficiali e quindi perfettamente legali, non sono mai stati validati. Ora questi stessi test vengono innalzati a metro di giudizio per la validazione di quelli nuovi, alternativi alla sperimentazione animale. A questi ultimi cioè si richiede, per essere riconosciuti ‘idonei’, di produrre risultati simili a quelli ottenuti con la sperimentazione animale (i cui test sono spesso tra l’altro estremamente datati, alcuni risalenti addirittura al 1930), la quale essa stessa non è mai stata sottoposta a nessun tipo di verifica, bensì, venne a suo tempo presa per buona a priori, e non si capisce in base a quale evidenza scientifica, viste le macroscopiche differenze biologiche tra uomo e animale.
Per cercare di capire meglio il fenomeno della vivisezione da un punto di vista soggettivo, abbiamo intervistato la Dott.ssa Tea Aragozzini, veterinaria alla clinica di Monterotondo :
1) CHE COSA SI INTENDE CON IL TERMINE VIVISEZIONE?
Per vivisezione si intende la sperimentazione animale, mirata alla conoscenza sulla funzione, di certi organi, in risposta a dei prodotti chimici. Ma anche ad esaminare la trasmissione delle malattie infettive.
2) E’ VERO CHE LA VIVISEZIONE E’ UN MALE NECESSARIO PER LA SPERIMENTAZIONE?
Non è necessario per la sperimentazione perché molto spesso quello che viene effettuato sugli animali non è uguale a quello che viene utilizzato nell’uomo. Anche se in alcuni casi è stata utile utilizzarla sugli animali per l’applicazione di nuovi strumenti chirurgici.
3) A QUALI TIPI DI ESPERIMENTI SONO SOTTOPOSTI GLI ANIMALI NEI LABORATORI?
Sono test di farmaci per quanto riguarda le reazioni allergiche o per problemi sullo sviluppo fetale, oppure tecniche chirurgiche come trapianti.
4) DA DOVE PROVENGONO GLI ANIMALI?
Che io sappia una volta la sperimentazione vi era anche negli ospedali ma adesso credo che non ci sia più. Alcuni cani provenivano da allevamenti dall’estero o dal nord Italia, ma adesso la nostra legge lo vieta. Mentre per quanto riguarda, la sperimentazione sui topini o conigli, gli animali provenivano da allevamenti interni molto spesso finanziati dalle stesse case.
5) LEI DOPO L’ESPERIENZA MATURATA DOPO TANTI ANNI A CONTATTO CON GLI ANIMALI E’ CONTRO LA VIVISEZIONE?
Decisamente si
6) IN CHE AMBIENTI AVVIENE LA VIVISEZIONE? A LEI E’ MAI CAPITATO DI ESSERE CONTATTATA DA QUALCHE AZIENDA PER FARE SPERIMENTAZIONI SU ANIMALI?
No assolutamente no prima veniva applicata negli ospedali ma adesso la pratica è stata vietata, nessuno mi ha mai proposto questo tipo di sperimentazione perché mi sarei rifiutata a prescindere, perché non soltanto la vivisezione è crudele, ma è anche antiscientifica. Gli antivivisezionisti non sono contro la ricerca né contro tutti i farmaci,siamo contro questo modo di testare i prodotti farmaceutici e le sostanze chimiche e siamo contro i farmaci inutili o dannosi che vengono messi sul mercato anche dopo obbligatorie prove su animali.
7) ESISTONO METODI DI RICERCA CHE NON RICHIEDONO L’UTILIZZO DI ANIMALI?
Ne esistono molti, ed inoltre sono più economici della vivisezione, come ad esempio l’esportazione di tessuti umani, attraverso delle operazione chirurgiche.
Date queste informazioni è facile intuire sia quanto questo fenomeno è ancora oggi così vivo intorno a noi ma anche quanto si cerca di fare attraverso movimenti antivivisezione per debellare questa tortura.
La strada che porta a liberare gli animali dagli strumenti di contezione e dagli stabulari dei laboratori si costruisce solo quindi continuando a dimostrare che tanta sofferenza, oltre che immorale e indegna di una società civile, è inutile per il benessere e la salute umana. E’ necessario dimostrarlo con i dati scientifici, confrontando quelli affidabili e certi che emergono dallo studio di cellule umane con quelli che derivano dai metodi tradizionali che analizzano l’animale, estremamente variabili a seconda della specie utilizzata, quindi pericolosi e fuorvianti se presi per buoni nella formulazione di cure o farmaci per l’uomo. Ciascuno di noi può fare qualcosa per far cambiare la situazione. Occorre far sentire la nostra voce in vari modi, affinché i legislatori tengano conto del parere dei cittadini e di quei medici che sono contro questa violenza sugli animali, sia da un punto di vista etico che scientifico.
Lo scorso 6 maggio a Milano, è stata organizzata una manifestazione dall’OIPA ( Organizzazione Internazionale Protezione Animali) contro la vivisezione per una ricerca senza animali, dove si sono ritrovati uniti tutti i maggiori rappresentanti delle varie associazioni animaliste e antivivisezioniste e migliaia di cittadini, tutti uniti con la voglia di dire no alla vivisezione.
Gli animali non possono essere considerati un oggetto da utilizzare quando e come vogliamo a nostro piacere solo perché tanto non hanno la parola per potersi esprimere o la forza per ribellarsi, ignorando la loro sofferenza e il loro diritto di essere rispettati: sono anch’essi esseri viventi e come tali vanno protetti e rispettati.
“Di tutti i crimini che l’uomo commette contro Dio e il creato, la vivisezione è il più nero” (Mahatma Ghandi, 1869-1948)