Pompei torna a splendere!
E’ il Teatro Grande di Pompei ad essere il protagonosta indiscusso della regione Campania di questo 2010 e sopratutto di questo 10 giugno. Il Teatro Grande di Pompei rinasce grazie al restauro e alla riqualifica della struttura realizzata in 15 mesi dal Commissario per l’emergenza dell’area archeologica di Napoli e Pompei, Marcello Fiori, una ristrutturazione costata circa 4 milioni e 900 mila euro, ma con un risultato sorprendente che dopo tanti anni di degrado e di abbandono che ne hanno resa episodica e discontinua l’attività, era altamente necessario per riportare in vita un pezzo di storia. Mentre nell’antichità andavano di scena le Atellane e le commedie di Plauto e Terenzio, ieri sera sono state le note di Romeo e Giulietta di Tchaikovsky ad aprire la stagione teatrale al Teatro Grande, con il concerto speciale di Riccardo Muti, sul podio dell’orchestra giovanile “Luigi Cherubini”, alla presenza del Ministro degli interni Roberto Maroni e di altre personalità della politica e della cultura. E’ tornato così al suo splendore questo straordinario teatro, oggi funzionante e dotato di moderne tecnologie, illuminazione e strutture per il palcoscenico “che resteranno patrimonio di Pompei e potranno quindi essere smontate e riutilizzate ogni stagione” sottolinea Fiori. Autentico gioiello dell’architettura del II secolo a.C. , con le sue gradinate a ferro di cavallo, il Teatro è pronto ad raccogliere 1800 spettatori, come ieri sera ha mostrato; in età Augustea ne poteva ospitare 5000. Preludio di una stagione ricca di eventi nell’area archeologica, il concerto è stato curato dal Teatro di San Carlo in collaborazione con le principali istituzioni culturali del Mezzogiorno, che ha visto anche la partecipazione della partnership della Fondazione Campania dei Festival. La serata di ieri sera ha segnato la riapertura storica per la rinascita della vita di Pompei. L’area archeologica ha riaperto così alle altre arti e divenendo luogo di elaborazione e proposta culturale: palcoscenico del mondo in cui la bellezza in tutte le sue espressioni è la vera protagonista. La riapertura e la restituzione al mondo del Teatro Grande e dell’area archeologica di Pompei, è un fatto di straordinaria importanza. “Tale avvenimento si inserisce in quel processo di rilancio della vita culturale di Napoli e della Campania, che tramite le sue istituzioni, in primo luogo il Teatro San Carlo, si pone l’obiettivo di trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza delle antiche tradizioni partenopee. E’ solo attraverso il riappropriarsi delle sue profonde radici che Napoli può rivendicare il suo futuro luminoso che attende e merita” sottolinea il maestro Riccardo Muti.
Il restauro appena terminato,era un progetto già approvato dalla Soprintendenza archeologica di Pompei nel 2003 e successivamente modificato dagli organi ministeriali per rendere meno d’impatto l’intervento, si ricollega alla visione del grande archeologo Amedeo Maiuri, “sopratutto per quello che ha riguardato il rifacimento delle gradinate, ricostruite in tufo (lo stesso materiale usato dagli antichi) che è stato collocato sulle antiche sedute in ferro volute proprio dal Maiuri” dice il direttore degli scavi Antonio Varone. Con una tecnica innovativa i blocchi di tufo, così come il tappeto di cocciopesto usato per la pavimentazione, sono stati isolati dal terreno antico con teli di “tessuto non tessuto” in modo che la situazione originaria sia sempre ripristinabile. Sono stati cancellati anche i segni di precedenti invasivi restauri che avevano utilizzato strutture di cemento armato, sostituite dal legno. Due sono state le incredibili scoperte: dalle lastre marmoree sono affiorati e resi leggibili i numeri originali romani che servivano a assegnare i posti. Nella parte superiore del Teatro sono ora visibili i pali che servivano a sostenere il velarium che dava frescura agli spettatori. La messa in sicurezza dell’area comprende anche un impianto di illuminazione esterna di tutto il quadriportico dei teatri, zona che rientrerà nei nuovi percorsi notturni attivi da questa estate. Il Teatro sfrutta il pendio naturale per la ricostruzione delle gradinate (cavea), distinte in tre zone, di cui in quella inferiore (ima cavea), rivestita in marmo, era riservata ai decurioni nel II a.C., e ai cittadini importanti. Palcoscenico e scena, adornati da marmi e statue, in opera laterizia, risalgono al restauro del 62 d.C..
Con questo ultimo grande restauro sono stati effettuati una serie di interventi mirati che hanno finalmente dotato il teatro di un’idonea illuminazione, un’adeguata accoglienza, segnaletica, transenne e protezioni, che sono stati realizzati o restaurati nel pieno rispetto delle norme sulla conservazione dei beni artistici. Agli spettatori, accolti nella bellezza di un luogo unico al mondo e con venti secoli di storia, verrà quindi proposto un impianto scenico appositamente realizzato, accanto alla comodità dei moderni servizi”.
Il concerto d’apertura del maestro Muti è iniziato con il grande repertorio classico, dall’Ouverture-Fantasia di Čajkovskij, all’ Uccello di Fuoco di Stravjnskij (Suite 1919), con in gran finale la Quinta Sinfonia in do minore, op. 67 di Beethoven.
