Disagio giovanile e marginalità sociale
L’adolescenza è stata da sempre considerata una “età di crisi” che si riflette anche a livello sociale. Un disagio insito nella condizione giovanile, le cui coordinate devono essere ridefinite per individuarne le risposte pedagogiche corrispondenti. L’età giovanile è normalmente caratterizzata da una diffusione dell’identità, ovvero da una difficoltà a riconoscersi in una personalità determinata e a fare scelte coerenti. Contrasti e difficoltà di un disagio come condizione, non sono solo individuali ma generazionali. La naturalità di questo disagio prevede anche il suo superamento come momento intermedio del cammino evolutivo verso la condizione adulta. In realtà sembra che il disagio giovanile tenda in determinate condizioni a stabilizzarsi senza sblocchi, oppure ad essere superato solo in forme psicologiche o nocive di evoluzione, come il comportamento delinquente. Il problema principale a tale riguardo sembra dunque riconoscere gli elementi sociali che favoriscano questo blocco, per poi intervenire su di essi anche da un punto di vista educativo. Alla base del disagio giovanile ci sono numerosi fattori sociali disgreganti tra cui la crisi della famiglia. I giovani oggi si trovano all’interno di una famiglia frammentata o in difficoltà, vivono in una società costituita per la maggior parte da adulti e da anziani e fatta su misura per i primi, crescono in una “civiltà televisiva” e complessa, lontana dalla natura e da riferimenti di valore ben decifrabili. La scuola non riesce spesso ad arginare questo fenomeno o a rispondere a questo disagio, e molte volte lo acuisce. Nel disagio giovanile la marginalità non è volontaria, ma è una condizione sociale, una condizione oggettiva, che non viene scelta ma subita dall’adolescente. Lo sviluppo somatico psicologico e sociale, nonché le spinte consumistiche introdotte dai media, e le nuove possibilità di esperienze e riflessioni, proiettano gli adolescenti verso la situazione adulta, che essi avvertono come desiderabile almeno sul piano dell’autonomia decisionale, affettiva ed economica. Allo stesso tempo esistono pressioni sociali che li confinano fuori da essa come la scuola, la minore età, la mancanza di autonomia sia economica che abitativa. Risultato di questo conflitto è la marginalità sociale, aggravata dal comportamento oscillante degli adulti e dal protrarsi di alcune condizioni, come ad esempio la mancanza di lavoro. Il disagio giovanile che deriva da queste situazioni oltre che esprimersi attraverso difficoltà e conflitti individuali con gli ambienti di vita, ha assunto forme sociali condivise e visibili. Un tentativo di affrontare questo disagio giovanile da parte di un sistema formativo integrato, viene oggi dalla realizzazione dei vari progetti adolescenziali o progetti giovanili a livello locale. Infatti questi garantiscono un intervento educativo-preventivo, programmato fra i vari servizi formativi presenti in ogni realtà territoriale.
V. Ottaviani